Maggio 16, 2026

di Giorgio Martino

CAUSA ED EFFETTO – C’è un principio logico fondamentale per cui un evento determina una conseguenza, una causa provoca un effetto. Le frasi di Ranieri non sono state una causa come tanta stampa vorrebbe far credere, ma un effetto, cioè una conseguenza, delle continue uscite di Gasperini. Erano una precisazione su quanto concordato a suo tempo, tra Società e allenatore. Accordi che il tecnico ha dimenticato o frainteso viste le sue continue lamentele e contestazioni. Si vuol far credere che il problema sia nato all’improvviso come se Ranieri avesse “sbroccato”. Invece è dalla scorsa estate che Gasp contesta sia il mercato che l’organizzazione di Trigoria e i suoi dipendenti, con continue battute acide: abbiamo rinforzato la Primavera; allestiremo un’Under 23; l’unica cosa positiva a Trigoria è stata la presenza di Ryan Friedkin; dell’ultima trentina di acquisti sono titolari solo Wesley e Malen, unendo le operazioni di Ghisolfi e quelle di quest’anno; fino alla freddezza con cui aveva glissato alla domanda sui rapporti con dirigenza. E’ possibile che nessun giornale si sia mai accorto di tutto questo e si sia sorpreso solo dopo frasi di Ranieri? Disattenti o finti tonti? O, magari, semplicemente in mala fede. 

TIRATO DENTRO – Gasp ha detto di essere stato “tirato dentro” come se qualcuno lo avesse coinvolto per caso in una faccenda che non lo riguardava. In realtà lo riguardava, eccome, essendone il protagonista principale: non solo e non tanto per l’aspetto tecnico (rendimento inferiore all’anno scorso, tante sconfitte, uscite premature dalle coppe, mancata valorizzazione dei giovani), quanto per il rapporto con i dirigenti, Massara, Ranieri, tutti continuamente e pubblicamente accusati di non avergli messo a disposizione un organico adeguato; e ancora il settore sanitario e tanti dipendenti di Trigoria. Gasp non è stato tirato dentro perché era completamente dentro, ed è proprio da dentro che ha fatto partire accuse e lamentale.

TRE ANNI DI MILITARE A CUNEO – Diceva il grande Totò per far capire di essere un uomo di mondo, ricco di esperienza. Lo ha un po’ ricordato Gasp quando ha precisato di aver fatto nove anni a Bergamo. Un periodo che il Corriere dello sport descrive idilliaco con una Società tutta compatta e con un lavoro di mercato in sintonia tra direzione sportiva e tecnico. O mente o non ricorda che anche lì non è stato sempre tutto rose e fiori. Il rapporto con Giovanni Sartori, il d.s. che era già da due anni all’Atalanta prima che lui arrivasse fu molto burrascoso e costrinse il dirigente, che era stato il maggior artefice del cosiddetto miracolo-Chievo, ad andar via da Bergamo. E poi c’erano le litigate con i calciatori che lamentavano sistemi dittatoriali e dialogo impossibile con discussioni, battibecchi, scontri fisici negli spogliatoi e abbandoni. Ricordiamo Kjaer, Skrtel, Papu Gomez, Gollini, Demiral, Castagne, Maehle, Ilicic fino a Lookman. Anche allora la necessità della continua presenza della proprietà con Luca Percassi, figlio di Antonio, impegnato a smussare le spigolosità.

MONDAY NIGHT – I chiacchierini e le chiacchierine delle tv a pagamento (ormai è necessario sempre citare maschile e femminile, tralasciando gli incerti) si esaltano a scimmiottare gli inglesi e chiamano Monday night il posticipo del lunedì. Ma è curioso che appena 24 ore dopo aver rifiutato lo spostamento a lunedì 18 maggio del derby che la stessa Lega aveva scriteriatamente fissato in concomitanza con la finale degli Internazionali di tennis, la cui data era nota da anni in tutto il mondo, la stessa Lega ha posticipato sia Roma che Lazio a lunedì 4: Cremonese-Lazio alle 18,30 e Roma-Fiorentina alle 20.45.

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