Enzo De Caro: “Godiamoci il derby del Sole”
Screenshot
Enzo De Caro, storico attore, comico e sceneggiatore napoletano, è intervenuto in esclusiva nella trasmissione Amore Giallorosso condotta da Francesco Goccia e Marianna Monello, autore Marco Emberti Gialloreti, su T9 (ch.17).
Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio di quelli ’80 diviene famoso con il trio La Smorfia insieme all’indimenticato Massimo Troisi e a Lello Arena.
Sa fare tutto, è uno di quei personaggi davvero di primissimo piano per quanto riguarda il mondo dello spettacolo italiano.
Durante il suo intervento, ha parlato della sfida tra Roma e Napoli, ricordi e aneddoti del passato, sogni e speranze per la gara di domenica e per il futuro. C’è
Enzo, c’è aria di derby, di un derby davvero speciale che per anni è stato ribattezzato il derby del Sud… (Francesco Goccia)
“Hai ragione, anche se prima lo chiamavamo in un modo ancora più bello: derby del sole”
Giacomo Losi, con cui ho avuto il piacere di scrivere il suo libro mi raccontava di quando i tifosi del Napoli, venivano a Roma con il ciuccio e l’asinello e venivano acclamati anche e soprattutto dai tifosi giallorossi (Francesco Goccia)
“Sì, io posso essere un testimone di prima mano, perché io bambino, me la ricordo questa cosa. Per noi l’Olimpico era immenso mentre il San Paolo non lo era ancora. Il dispiacere è che negli ultimi anni si è andata a guastare quella che era una grande e bella festa”
Anche lo stadio si chiamava “Stadio del Sole” perché prima si giocava al Vomero e poi, nel 1963 fu costruito questo stadio che solo successivamente fu chiamato San Paolo. (Giorgio Martino)
“Sì, anche perché stavano costruendo una stradina da Napoli fino a Milano che portava lo stesso nome. Tra l’altro, avete menzionato Giacomo Losi che è stato il nostro allenatore nella squadra italiana attori per 12 anni”
Com’era Giacomo Losi come allenatore? (Marianna Monello)
“Era una meraviglia. Un uomo molto già avanti negli anni che comunque, quando mancava qualcuno era sempre pronto a sostituirlo. Era formidabile e gli ho potuto anche confessare – Giacomì ma quanto ti ho fischiato, non hai idea – perché lui era ben voluto da tutte le parti e quindi anche a Napoli però, gli si poteva parare di fronte chiunque, da Canè ad Altafini e non c’era comunque niente da fare, era insuperabile, non faceva passare nessuno”
Quando parlavo con Luciana, la moglie di Giacomino dei vostri allenamenti, mi confessava di essere preoccupata perché Mino nonostante l’età, continuava a giocare, entrava in scivolata, colpiva di testa il pallone… insomma non si risparmiava… (Francesco Goccia)
“Posso solo confermare tutto questo. Tra l’altro le ultime volte ti posso confessare che un po’ di nascosto da Luciana ce lo prendevamo, perché lui aveva tanta gioia e tanto piacere a giocare e quando non riusciva a toccare bene il pallone, perché magari la muscolatura si era un po’ indebolita, si arrabbiava con sè stesso, si incazzava proprio…! Averlo avuto è stato un grande privilegio”
Un amarcord
Tanti artisti hanno una vita sul palco e una vita fuori. La mia curiosità è chiederti come è stato lavorare con Massimo Troisi, quando si scriveva, se era un personaggio costruttivo oppure distruttivo, se era un imperatore oppure uno morbido. (Marco Capretti)
“Ti inquadro meglio la situazione: le prove avvenivano sul divano e non c’era traccia di penna scritta, si parlava, si parlava, si parlava… ma soprattutto la cosa significativa, erano i silenzi di Massimo a cui c’è voluto tempo per abituarsi. Però erano i silenzi talmente pieni perché sapevi che dopo un silenzio anche innaturale che poteva durare alcuni minuti poi usciva quella cosa che ti spiazzava.
Non credo ci fosse una differenza sostanziale tra quello che era il suo modo di essere a casa con quello che poi faceva a teatro. Quello che lui ha portato sullo schermo, i suoi personaggi, erano in qualche modo l’esasperazione cinematografica di quello che Massimo era nella vita. Tutto era di grande verità, lui ci ha lasciati nel corpo, quello fisico ma è rimasto nei pensieri della gente, attraverso i suoi personaggi, attraverso quello che è riuscito a trasmettere e tramandare”
Qual è il più bel ricordo di quel periodo e quanto ti è dispiaciuto non far parte, successivamente alla Smorfia, degli attori che lo hanno affiancato nei suoi film? (Gabriele Marconi)
“Uno dei momenti più belli è stato quando abbiamo capito che le persone cominciavano a darci del denaro e a pagarci per fare quelle cose che noi avevamo sempre fatto gratuitamente, solo per nostro piacere… anzi magari gratuitamente perché pagavamo per le spese del teatro, che poi più che altro erano dei garage adattati a cantina. Quando ci siamo resi conto che le cose che facevamo per passione erano diventate fonti di guadagno è stato uno shock da cui ancora non mi sono ripreso.
Io sono rimasto sempre un grande fan de La Smorfia per cui quando Massimo ha iniziato la sua carriera cinematografica, avendo la necessità di esplorare territori che riguardavano le relazioni di coppia e i sentimenti, l’universo maschile e femminile, con tutta la buona volontà, io e Lello non gli potevamo essere di grande aiuto come controparti. Avrei sperato di fare qualcosa ma “Ricomincio da tre” è stato un tale e grande successo che non si poteva più tornare indietro e va bene così, soprattutto perché il finale è stato davvero un grande finale: un film come “Il postino” sulla poesia, sul modo di essere poetici nella vita è un lascito, un’eredità e un grande dono che Massimo ha fatto a tutta l’umanità”
Per tornare al derby del sole, come stai vivendo da tifoso, in un momento come questo per il Napoli che è uscito da tutte le coppe e che si trova attualmente con soli tre punti di vantaggio in classifica sulla Roma? (Mauro Macedonio)
“Devo confessare, nonostante l’anagrafe che ancora mi piace giocare a calcio e vesto anche i panni della Roma Calcio Working Football ma ho fatto un patto, ho detto – io me la metto la divisa giallorossa ma sotto mi dovete far mettere quella azzurra del Napoli – per cui vivo questa doppia realtà. A me piacerebbe, al di là delle illusioni che arrivassimo più o meno in questa situazione a maggio, con le nostre squadre che potessero accedere entrambe alla Champions League perché penso che sarebbe un ottimo traguardo per tutte e due, per il Napoli che è stato falcidiato da infortuni in questa stagione e anche per la Roma perchè credo che molti tifosi, avessero probabilmente firmato per un inizio così interessante del nuovo ciclo di Ranieri e Gasperini. Avere già da quest’anno un esito così bello, con l’ingresso in Champions delle due squadre sarebbe un ottimo risultato per entrambe le piazze”
E probabilmente lo sarebbe anche per il calcio italiano che a livello europeo sta un po’ arrancando. (Marianna Monello)
“Hai ragione. Io pensavo al calcio italiano guardando i quarti di finale di coppa Italia tra Como e Napoli quando ho letto la formazione del Como ma anche la panchina perché non c’era neanche un italiano. Io credo che questo non dovrebbe essere consentito, ma non al Como che è una bella squadra, è anche simpatica ma in generale nel campionato di calcio italiano. Almeno uno stralcio di nostri calciatori italiani ci devono essere”
Il problema è che l’analisi, decisamente corretta di Enzo, si può allargare purtroppo anche ai settori giovanili perché anche lì le squadre sono piene di stranieri e purtroppo i ragazzi italiani faticano ad emergere. (Francesco Goccia)
“È una cosa su cui si dovrebbe intervenire subito perché altrimenti, non so quanti altri Playoff o Playout per i mondiali dovremo fare prima di tornare a vedere l’Italia ad un livello di competitività accettabile. Così come bisogna intervenire e sembra si sia compreso finalmente in maniera decisa sui regolamenti. Purtroppo la nostra classe arbitrale è così così, è un po’ scarsetta… io parlo in maniera generale senza fare differenze di colori, perché credo che tutti fino ad oggi abbiamo subito torti o ingiustizie. La cosa che il tifoso non sopporta è la disparità di trattamento, perché stesso fallo una volta è rigore e una volta no? Stesso fallo una volta è ammonizione e l’altra no? bisogna fare pressione e rimettere mano ai regolamenti, soprattutto perché i regolamenti non li possono fare solo gli arbitri, hanno bisogno di avere accanto un rappresentante dei calciatori, uno degli allenatori… devono capire che uno non può saltare con il braccio dietro la schiena altrimenti si fa male e lo dico anche in vista della nostra partita che spero sia viva, intensa, e dove nessuna delle due squadre debba subire dei torti irritanti da parte del Var che spesso si sente troppo il padrone di casa ed altre volte invece sembra la stazione radio muta”.