Ettore Viola: Nella Roma di Dino Viola c’era un’organizzazione perfetta
In occasione dell’anniversario della nascita del Presidente Dino Viola è intervenuto in esclusiva all’interno della trasmissione televisiva Amore Giallorosso condotta da Francesco Goccia e Marianna Monello, l’avvocato Ettore Viola.
Ettore una curiosità, cosa direbbe l’ingegner Dino Viola della Roma di oggi?
“Direbbe che se ci fosse stato lui sarebbe finita meglio. In buona sostanza mio padre aveva chiaro Mio padre aveva chiaro un concetto, quello di mettere le persone giuste al posto giusto. Non ci doveva essere conflittualità, né confusione tra Presidente, Direttore Sportivo e Allenatore. Magari come direttore sportivo si ritrovava Perinetti e Previti ma lui evitava sempre che ci fossero contrasti e dissapori. I ruoli erano importanti e dovevano essere sempre ben definiti. I giocatori dovevano essere scelti prima che finisse il campionato e non necessariamente bisognava comprarne venticinque, ma ne bastavano due o tre bravi. Avrebbe voluto serenità all’interno del club e avrebbe costruito lentamente, una Roma in grado di poter vincere il campionato. Non avrebbe preso giocatori di passaggio, che ai suoi tempi tra l’altro non c’erano come i parametri zero e avrebbe cercato di individuare un paio di giocatori molto forti e un bravo allenatore a cui affidare la squadra. Nella Roma c’era un’organizzazione perfetta, serena, tranquilla, dove ognuno aveva il proprio compito, poi ovviamente l’ultima scelta era sempre dell’ingegner Viola, se il prezzo fosse conguo, se il ruolo giusto ecc… però così facendo, di risultati ce ne sono stati. Prima dell’avvento di Berlusconi non eravamo secondi a nessuno”
Passione a parte, cosa ha avuto in più il grande Dino Viola rispetto ad una società come quella attuale, che peraltro avrebbe anche i mezzi economici per fare grande la Roma.
“Mio padre è stato vice presidente, con Marchini, Anzalone ed Evangelisti. Conosceva il mondo del calcio, non solo quello della Roma ma si divertiva anche a conoscere il Presidente del Parma Ceresini, a conoscere il giovane Carlo Ancelotti, girava e andava a vedere, lui stesso i calciatori.
Ho nell’agenda di mio padre, uno scritto di quando andò a vedere Capello che giocava nella Spal e diede un giudizio negativo in quella partita ma scrisse che era comunque da comprare. Lui si divertiva a fare pubbliche relazioni ben sapendo che poi le stesse, sarebbero tornate indietro con gli interessi.
Mio papà era molto amico di Mantovani e fecero una specie di scommessa, non entro nei dettagli ma comunque se la Sampdoria fosse salita in serie A, Vierchowod sarebbe dovuto venire alla Roma. E così fu…”
Ricordiamo che anche un allenatore come Nils Liedholm è tornato alla Roma, proprio perché aveva stretto un patto con Dino Viola.
“Assolutamente sì. Il Milan tra l’altro vinse quell’anno il decimo scudetto, quello della stella ma ciò nonostante, Liedholm mantenne la parola e venne di corsa e anche volentieri ad allenare la Roma perché gli piaceva da morire la città e soprattutto perché aveva molta fiducia nel Presidente. I risultati che successivamente sono arrivati sono sotto gli occhi di tutti”
Con Dino Viola siamo entrati nella dimensione di una squadra che non si accontentava di esistere ma che voleva essere grande protagonista.
“Hai totalmente ragione, infatti mio padre ha sempre detto e lo ha ripetuto tante volte – finchè siamo simpatici e siamo al sesto, settimo posto non ci metteranno i bastoni tra le ruote ma quando cresceremo e diventeremo protagonisti, allora dovremo lottare con i denti contro tutto e tutti – e così è stato. Di battaglie ne ha fatte davvero molte”
Ettore, tuo papà è stato un Presidente che ha sempre creduto nel settore giovanile. Le squadre della Roma erano strutturate molto bene, allenate da mister importanti e nel tempo, hanno ottenuto successi sia in campionato che nei tornei di Viareggio. Dalle varie squadre, sono usciti davvero tanti giovani calciatori che poi si sono affermati e hanno fatto la fortuna del nostro calcio.
“Abbiamo vinto tre tornei di Viareggio e questo ti garantisco che non è assolutamente poco, anche perché all’epoca il torneo, era anche più importante del campionato stesso. Peccato che poi negli anni, per tanti motivi ha perso il suo fascino però all’epoca le squadre straniere venivano con giovani calciatori che poi sarebbero diventati veri e propri campioni”