Gasperini: Chi vince festeggia, chi non arriva la racconta!
Al termine della partita contro l’Hellas Verona che ha definitivamente promosso la Roma alla prossima Champions League, il mister Gian Piero Gasperini ha parlato ai microfoni della Domenica Sportiva.
Alessandro Pirozzi:
Mister alla vigilia aveva detto chi vince festeggia, chi non arriva la racconta. Qui però c’è davvero tanto da raccontare… un grande successo!
“Noi intanto festeggiamo poi dopo lo racconteranno altri. ll nostro è stato un successo bello perché ottenuto in una piazza entusiasta che ha sempre seguito la squadra, ha sempre riempito lo stadio in qualunque partita ed è stato sempre di supporto a me e a questa squadra che ha dato tutto fin dall’inizio.
È un risultato bello anche per questa società che non era riuscita negli anni ad arrivare a questo obiettivo e lo ha centrato quest’anno con me e sicuramente è una soddisfazione.
Lei ci ha sempre creduto fin dall’inizio, poi via via è riuscito ad allargare questa sua convinzione e lo ha fatto, anche quando con l’altalena dei risultati, le cose sembravano che non andassero bene.
“Noi abbiamo avuto pochissimi momenti di difficoltà, è vero che abbiamo perso qualche partita di troppo ma ne abbiamo vinte tantissime: abbiamo vinto 23 partite, mi pare che solo l’Inter ha vinto più di noi e da ogni difficoltà ne uscivamo sempre più forti e più convinti. Anche certi risultati come il 3-3 con la Juve, il pareggia a Napoli o il pareggio con il Milan del girone il ritorno, che erano visti magari come un passo falso, per noi erano invece la dimostrazione che avevamo intrapreso la strada giusta”
Lei ci pensava all’inizio di riuscire ad arrivare fin dal primo anno a questo obiettivo?
“Io ho sempre pensato che venendo a Roma non ci sono altri obiettivi; devi essere competitivo da subito, non puoi pensare di costruire le cose in troppi anni, era un obiettivo difficile visto anche le squadre che avevamo davanti, non solo le prime ma anche squadre come la Lazio, come il Bologna che era andata in Champions due anni fa o la stessa Atalanta, che è arrivata terza l’anno scorso. Però noi siamo sempre stati in posizioni vicino alla Champions. Il peggio era il quinto o sesto posto e questo ci ha sempre dato convinzione.
Lele Adani:
Gian Piero intanto complimenti, ricordo dopo la vittoria che hai ottenuto con l’Atalanta a Dublino che hai rimarcato l’importanza di quel percorso che era stato nobile, che era stato giusto.
Poi si può vincere o perdere ma l’importante è quello che hai fatto come ciclo, come metodo, come idea, come coraggio. Sei arrivato a Roma e hai portato proprio questo, non c’è mai stato un momento dove hai rallentato o hai gesti l’ottimismo, la fiducia. Sei rimasto fermo sulla tua linea di pensiero e grazie a te il movimento culturale italiano che è restio al cambiamento e troppo spesso si ferma sui tanti luoghi comuni, finalmente ha intrapreso un’altra strada.
“Grazie, tu mi fai sempre un sacco di complimenti però devo dirti che hai ragione: è sempre il viaggio cosa più bella.
Oggi che abbiamo centrato il traguardo, c’è quasi un po’ di stanchezza… però il viaggio è stato straordinario fin dai primi giorni.
Io sapevo che Roma era una piazza di grande entusiasmo e non ho mai pensato che fosse difficile lavorarci, se non per motivi nostri. Questo perché il pubblico c’è sempre, la squadra ti segue e quindi se trovi la sintonia con una società ambiziosa come quella della Roma, si può lavorare bene. Credo che in questo momento bisogna parlare molto più di calcio e questo forse, è quello che abbiamo, anche nei nei rapporti allenatori con i direttori sportivi, con le proprietà, bisogna ritornare assolutamente al calcio, alle valutazioni su come si possono migliorare le squadre e pensare un po’ meno ai mercati oppure a come sistemare i giocatori: bisogna che gli allenatori ritornino centrali perché quello che li circonda non è così capace o competente. Ci sono esempi di allenatori quest’anno che hanno tutti le stesse problematiche e c’è bisogna di ritornare a parlare di calcio, di squadre, di giocatori, di come migliorare le proprie squadre per renderle meno vulnerabili rispetto ai campionati stranieri. Abbiamo lasciato troppo tempo le squadre, in mano a gente che sa poco di calcio”.
Adriano Panatta:
Gian Piero hai fatto felice un vecchio tennista, ormai in disarmo come me che da sempre è tifoso romanista… (sorride). Voglio avventurarmi in una domanda, però rispondimi sinceramente. Se avessi avuto Malen già da agosto, saresti stato più tranquillo e forse non ti saresti dovuto giocare tutto in questa ultima partita?
“Malen è stato un valore incredibile per noi da gennaio in poi, ma anche per la continuità con cui ha giocato, ha fatto delle prestazioni sempre di alto livello, di grande pericolosità ma non credo che il prossimo anno possa giocare con questa frequenza e con questa continuità, avrà bisogno sicuramente di un supporto e spero tanto che la la Champions possa portarci a questo. E spero che ci riporti a parlare di calcio e a confrontarci nuovamente con le squadre forti che ci sono “purtroppo” all’estero. Questo dobbiamo riconoscerlo è un imparare, non solo dai paesi più forti ma anche da quelli che lavorano benissimo e questo deve servire alla Roma per migliorarsi: non so per quali obiettivi ma sicuramente avremo la possibilità di diventare ancora più forti”.
Simona Rolandi:
Gasperini la prossima Champions la giocherete con Dybala?
“Questo bisogna chiederlo a lui e alla proprietà (ride). Io mi tengo il merito che sono riuscito a farli parlare”
Ma lei lo vorrebbe?
“Ah di sicuro. Paulo è un giocatore straordinario, su questo non ci sono dubbi”
È ottimista?
“Io sono sempre ottimista”