Ottobre 10, 2026

GIANCARLO ANTOGNONI - AMORE GIALLOROSSO

Campione del mondo e Capo Delegazione dell’U21

Nella trasmissione Amore Giallorosso, condotta da Francesco Goccia e Marianna Monello su T9 (ch 17) è intervenuto Giancarlo Antognoni, campione del mondo 1982 con l’Italia di Bearzot e attuale Capo delegazione della Nazionale U21.

Nella bellissima intervista, si sono toccati diversi punti, alcuni legati alla Roma, altri alla nazionale e al ricordo di un calcio che purtroppo non c’è più. 

Da capo delegazione della nazionale U21 come vede le prossime due partite, fondamentali per la qualificazione diretta all’europeo di categoria?

“Sì, in effetti abbiamo queste ultime due partite, in caso riuscissimo a vincerle entrambe ci qualificheremmo di diritto al primo posto: se invece dovesse succedere qualcosa di diverso, dovremo rivedere un po’ il nostro percorso. 

Ad oggi comunque, abbiamo fatto un cammino molto positivo con questa squadra U21 e insieme a mister Baldini abbiamo anche giocato e vinto due partite come nazionale A, contro Lussemburgo e Grecia.

In programma adesso ci sono le ultime due sfide, la prima con l’Armenia e poi quella, probabilmente decisiva contro la Polonia” 

Il suo recente libro “Una vita da 10” è una dichiarazione d’amore di un uomo che ha scelto di appartenere a un solo popolo, a una sola squadra, la Fiorentina. Ci sarebbe bisogno di questo senso di appartenenza anche nel calcio di oggi.

“Purtroppo non ci sono più queste situazioni, e quindi è difficile che si possano ricreare certe cose. Gli ultimi che sono appartenuti ad una dola Società, a una Squadra sono stati i vari Totti, Del Piero, Maldini. Questi sono quelli più recenti che hanno fatto parte di un’epoca molto più vicina a quella attuale. Io ero uno di quelli antecedenti, ritengo quasi impossibile che oggi un giocatore possa rimanere tanti anni nella stessa squadra, anche perché in questo mondo del calcio, i giocatori sono proprietari di se stessi e decidono più loro che le società”

Il calcio italiano dopo il 1974 si affidò ad una figura importante come Fulvio Bernardini, forse l’unico che poteva avere una piena autonomia decisionale. Venivamo da anni in cui c’erano sempre dualismi, su tutto, nella vita così come nello sport o nel calcio; anche in nazionale c’era da una parte Mazzola e dall’altra Rivera. Bernardini invece decise per la prima volta di rompere queste dinamiche e decise di puntare solamente su un giocatore che aveva appena venti anni e che si chiamava Giancarlo Antognoni. Fu una scelta che segnò un’epoca, oggi sarebbe possibile secondo lei fare altrettanto?

“Non è facile perché sono passati ormai cinquant’anni ed è cambiato tutto: però in nazionale sto vedendo una bella rivoluzione, ci sono tanti ragazzi della nostra U21 che sono stati convocati da Mancini. È chiaro che nei miei anni c’erano più giocatori italiani a disposizione perché nei campionati degli anni ‘70 c’erano solo giocatori italiani e poi negli anni ‘80 sono arrivati un pò di giocatori stranieri. Per un allenatore era più facile in quel periodo scegliere giovani interessanti. Mi sembra di ricordare che il mister oltre a me convocò una cinquantina di calciatori italiani”

Un grande nucleo che è arrivato fino al mondiale del 1982.

“Si, il mondiale del 1974 aveva un pò cancellato tutto quello che c’era stato prima e ha fatto sì che venissero inseriti tanti ragazzi giovani. 

Poi nel 78 venne fatta una squadra in cui c’erano sia i giovani che i senatori, quelli piu esperti come Benetti, Bettega o Bellugi”

Nel mondiale 1982 c’è stato un momento che ha segnato il suo percorso. Nella partita storica contro il Brasile, l’arbitro le ha infatti annullato il gol del 4-2 che avrebbe definitivamente chiuso la partita. Quel gol le ha messo addosso una carica eccessiva per la partita di semifinale contro la Polonia, dove è successo purtroppo un infortunio che l’ha costretto a saltare la finale del campionato del mondo.

“È vero perché volevo lasciare anche io un segno tangibile in quel mondiale e il gol che non avevo ancora realizzato fino a quel momento, era arrivato contro il Brasile: l’arbitro invece me l’ha annullato e io nella successiva partita contro la Polonia sono entrato in campo con la voglia di segnare a tutti i costi. A un certo punto c’è stata un’occasione in cui il pallone è arrivato nella mia zona e io non ci ho pensato un attimo ad attaccarlo e a calciare per provare a fare gol, purtroppo però, mi sono scontrato con i tacchetti dell’avversario, mi sono infortunato e ho dovuto saltare la finale che poi fortunatamente, abbiamo comunque vinto. Purtroppo però, io non sono potuto scendere in campo e questo mi ha segnato; nella carriera di un giocatore se hai la fortuna di arrivare a giocare una finale del mondiale ma non puoi scendere in campo, ti girano un pò le scatole… e purtroppo è quello che è successo a me”

Ad una finale però ci si arriva sempre dopo un percorso…

“Si certo, le altre le ho giocate tutte però poi la finale è la finale… nella fotografia a Coverciano non ci sono…(sorride) o meglio ci sto ma sono più piccolino e soprattutto non sto negli undici”

Volevo tornare all’U21 e parlare dei due calciatori della Roma, Lulli convocato per la prima volta in assoluto e Pisilli, che torna in U21 dopo aver giocato già in nazionale maggiore. Una curiosità, questo percorso non potrebbe sembrare un declassamento?

“Iniziamo con Lulli, credo che meriti questa convocazione perché sta giocando titolare con la Roma e quindi mister Baldini giustamente lo ha tenuto in considerazione. Emanuele è un calciatore importante per la Roma e lo sarà anche per la nazionale perché tra l’altro il suo, è un ruolo un pò scoperto. Prima di lui avevamo Palestra e Kayode che sono stati convocati in prima squadra e quindi credo che Lulli possa rappresentare in futuro una sorpresa importante per la nazionale e questo per merito della Roma che lo fa giocare. Credo che Baldini veda in lui qualcosa di importante. Io l’ho visto solamente in qualche partita con la Roma e poi in questa fase di preparazione. Aspettiamo per dare un giudizio che comunque sono convinto che sarà positivo.

Pisilli invece lo conosciamo tra l’altro proprio in questi giorni ha compiuto gli anni e lo abbiamo festeggiato. Lui per noi è una garanzia e stare qui invece che in nazionale maggiore non è un declassamento, anzi Mancini lo aveva convocato con la prima squadra ma siccome è un giocatore importante per l’U21 e abbiamo queste due partite importanti, è stato deciso di farlo giocare con noi”

Ho sentito dire da Marco Tardelli che Pisilli gli assomiglia, invece secondo te chi può essere considerato il nuovo Antognoni?

“Ormai il numero 10 non si usa più e questo purtroppo sarebbe un discorso che ci dovrebbe far riflettere. Oggi la tattica prevale sulla fantasia, è un calcio molto più fisico e il dieci diventa un dieci e mezzo o un’alternativa a una seconda punta. Il 10 che prima si ammirava, mi riferisco ai vari Platini, Zico che giocavano dietro le punte, oggi non ci sono più perché si gioca diversamente. Però ci sono giocatori bravi anche adesso in Italia, basti vedere le nostre nazionali giovanili U17 o U19 che ottengono risultati e vincono i campionati d’Europa; bisogna cercare di valorizzare un pò di più in nostri ragazzi, ecco forse questa è l’unica pecca che abbiamo in questo momento: dobbiamo dare fiducia a questi giovani perché sono bravi e poi bisogna rimettere al centro del progetto anche qualche numero 10. Mi viene in mente Liberali ad esempio che è stato preso in estate dal Como e che è qui con noi o lo stesso Vergara del Napoli; sono due giocatori che hanno fantasia”

Come avrà capito siamo una trasmissione di parte, del resto Amore Giallorosso… Lei è stata una grandissima bandiera della Fiorentina e della Nazionale ma sappiamo che è stato vicino anche a diventare un calciatore della Roma, l’ ingegner Viola sportivamente parlando l’ha corteggiata.

“È vero, è successo nel 1980 però poi ho deciso in un altro modo, nonostante mia moglie Rita che da romana mi pressava.”

Ci siamo andati vicino quindi?

“Si, possiamo dire che siamo stati vicini. Tra l’altro l’allenatore era Nils Liedholm ed era lui che aveva parlato con il Presidente Viola e che mi voleva portare alla Roma. Liedholm mi conosceva bene perché era stato lui a farmi esordire, giovanissimo con la maglia della Fiorentina a Verona. Poi quella Roma che si stava costruendo era davvero una grande squadra e non a caso nell’82-83 ha vinto meritatamente il campionato; mentre io con la Fiorentina l’ho solamente sfiorato nella stagione ‘81-‘82”

Tornando al 1982 quindi, ci sono state per lei due grandi delusioni, quella dello scudetto sfiorato e quella della finale mondiale che purtroppo non ha giocato. Quale delle due è stata più difficile da digerire?

“La finale del mondiale è stata molto difficile da digerire però forse, in quel momento, riuscire a vincere lo scudetto con la Fiorentina mi sarebbe piaciuto di più. Del resto poi, il mondiale lo abbiamo comunque vinto mentre lo scudetto purtroppo no”

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