Giosué Stucchi
I nostri campioni
di Fabrizio Grassetti
Giosuè Stucchi è nato a Bellusco, all’epoca Provincia di Milano ora di Monza il 13.3.1931. Il difensore è stato acquistato dalla Roma nella stagione 1954-55 dall’Udinese, con la squadra bianconera l’anno precedente aveva disputato 20 partite.
La società friulana lo aveva prelevato dalla squadra del Vigevano, con la quale il calciatore aveva giocato nel campionato di serie C, avendo per compagno il mediano Ermanno Alloni, che poi nel campionato 1956-57 giocò due gare con la Roma.
Stucchi nella squadra capitolina trovò diversi compagni di squadra con il nome di battesimo singolare: Alcide, Amos, Arcadio, Celestino, Egidio, Egisto, Enore e Raul e fece il suo esordio il 19.9.1954 in Novara- Roma 1-2, schierato con il numero 5.
La Lupa scese in campo con questa formazione: Albani, Bertuccelli, Eliani, Bortoletto, Stucchi, A. Venturi, Ghiggia, Celio, Galli, Cavazzuti e Nyers.
In quel campionato disputò ventinove partite di cui una da centro mediano e ventotto da terzino destro, segnando la rete del pareggio in Sampdoria – Roma 1-1 giocata a Genova il 6.1.1955.
Complessivamente nelle sue sette stagioni trascorse in giallorosso disputò 180 partite tra campionato (159 con 2 reti), Coppa Italia (9 presenze), Mitropa Cup (3 presenze), Coppa delle Fiere (7 presenze) e Coppa delle Alpi (2 presenze).

Vinse la Coppa delle Fiere 1960-61 con le partite delle finali del torneo giocate contro gli inglesi del Birmingham a settembre ed ottobre 1961, disputando con merito le prime 5 gare della competizione, tutte da terzino destro.
Ha avuto come Presidenti Renato Sacerdoti ed Anacleto Gianni e come allenatori Jesse Carver, Giorgio Sarosi, Guido Masetti, Alec Stock, Gunnar Nordahl, ancora Giorgio Sarosi e Gunnar Nordahl ed infine Alfredo Foni.
Tra i compagni di reparto più presenti citiamo Cardarelli, Eliani, Losi, Cardoni, Corsini, Griffith e Fontana. Solo per alcune gare Bertuccelli, De Toni, Carlo Mazzone, Bernardin e Raimondi.
Nel suo primo anno romanista ha tenuto a battesimo i giovani esordienti Egidio Guarnacci (Triestina – Roma 0-0 del 26.12.1954) e Giacomo Losi (Roma – Inter 3-0 del 20.3.1955).
Il Tifone in prima pagina, dopo Roma- Inter, titolò “STUCCHI – LOSI CHE PARIGLIA!”. Dal fisico aitante, difensore puro, dopo il suo esordio da centromediano, venne schierato a terzino fino alla penultima giornata del girone di andata del campionato 1955-56, quando l’allenatore Sarosi lo spostò di nuovo al centro della difesa per 5 partite per poi riposizionarlo a terzino destro.

Nelle stagioni successive, da quella del 1957-58 a quella del 1959-60 giocò stabilmente nel ruolo preferito da centromediano, migliorando sensibilmente il suo rendimento
Il giocatore, infatti, anche per la sua possente struttura fisica, non aveva nelle sue caratteristiche quella della velocità nel breve necessaria ad un difensore di fascia. Aveva inoltre qualche difficoltà dopo le sue proiezioni offensive a rientrare velocemente in difesa. La sua elevazione e la sua forza fisica gli consentivano invece di dominare l’area di rigore nella quale vinceva tanti duelli aerei e di forza tanti tackle.
Impressionanti erano i suoi rinvii, che spesso superavano anche i 50 metri, particolarmente apprezzati nel calcio di quegli anni.
La potenza del suo calcio venne sprigionata in occasione del suo secondo ed ultimo gol giallorosso realizzato il 10.11.1957 in Roma- Udinese 3-3 dopo che le zebrette erano state in vantaggio per 3-1 (con i friulani giocarono gli ex romanisti Cardarelli, Bettini ed il futuro giallorosso Cudicini).
Questo gol venne così descritto sul Corriere dello Sport dalla grande penna di Mario Pennacchia: “Punizione. La esegue lo stesso calvo mediano destro (Menegotti). Pallone a parabola davanti all’allucinato Cudicini, respinta breve, pallone placido sul piede furente dell’avanzatissimo Stucchi, fucilata istantanea, spigolo del palo destro, gol”.
Per due campionati consecutivi (1956-57 e 1957-58) vinse la classifica di rendimento tra i centromediani davanti a difensori di calibro di Bernasconi (Sampdoria), Ferrario (Triestina – Juventus), Zannier (Milan), Azzini (Padova).
Per queste sue doti i giornali dell’epoca spesso pubblicavano commenti positivi sul giocatore: “Stucchi bravissimo: un vero colosso”, “difensore insuperabile”, dopo un 4-1 inferto dalla Roma alla Juventus la Gazzetta dello Sport scrisse “I complimenti di Charles al potente giocatore giallorosso”.
Al termine di un cavalleresco duello con Charles, vinto per ko da Stucchi, i giornali si interrogavano sul perché non venisse convocato in Nazionale: “Mentre da tutte le parti di Italia piovono elogi per Panetti, Griffith, Stucchi e Corsini il D.T. azzurro continua ad ignorarli”. I difficili rapporti tra la Roma e la Nazionale purtroppo sono antichi. Si pensi solo ai dissidi tra l’immenso Fulvio Bernardini ed il Commissario Vittorio Pozzo ed a quante partite in Nazionale invece di nessuna (!) avrebbe giocato Di Bartolomei se avesse militato in una squadra del Nord.

Alla fine della stagione 1960-61 Stucchi venne ceduto al Brescia. In seguito tornò a Roma, dove tuttora risiede, giocando in serie C con la Tevere Roma, dove ebbe per compagni Amos Cardarelli e “Torrimpietra” Francesco Scaratti.
Per il suo impegno in campo, il suo attaccamento alla maglia, la sua affidabilità, la sua generosità e per il suo carattere cordiale, Giosuè Stucchi, romano d’adozione, è rimasto nel cuore di tutti i romanisti che lo hanno visto giocare.