Aprile 3, 2025

Gigi Garzya: Ranieri è un grande allenatore, in più ha empatia con i suoi giocatori e con la gente!

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di Niccolo Del Rosso

Luigi Garzya, ex calciatore della Roma dal 1991 al 1994, è intervenuto in esclusiva nella trasmissione Amore Giallorosso su T9 (ch.17) e nell’ a chiacchierata, ha parlato della prossima partita contro il Lecce.

Ci sveli quali sono le sensazioni dei leccesi sulla loro squadra che in questo momento sta lottando per salvarsi? 

“In questo momento non sono delle migliori per il fatto che il Lecce non sta attraversando un buon periodo, con 4 sconfitte di seguito che pesano, non solo sulla classifica ma anche e sopratutto a livello psicologico. Però ogni partita fa storia a sé e per loro d’ora in poi, ogni match equivale a una finale: mancano ancora nove partite e se il Lecce vuole provare a salvarsi, deve iniziare a fare punti, indipendentemente dalla forca dell’avversario”

Arrivati a questo punto dell’anno, ci insegni che non esistono più partite facili. Sei d’accordo?

“Condivido, soprattutto adesso che non c’è più il tempo di recuperare; nel girone d’andata è un’altra cosa ma adesso, qualsiasi squadra giocherà come se fosse una finale: ci sarà chi lotterà per lo scudetto, chi per un piazzamento europeo e chi per la salvezza”.

Credi che la sosta delle nazionali in questo momento così delicato, possa aver portato un pò di tranquillità e pace? 

“Si, ma fino a un certo punto. Se andiamo a vedere bene, le soste servono solo per il recupero di alcuni giocatori che sono infortunati oppure fuori condizione. Per il resto, nelle varie squadre di club restano davvero pochi calciatori e quindi il lavoro che può fare il mister è davvero minimo. Sicuramente questa sosta ha fatto bene al Lecce che veniva da quattro sconfitte consecutive e aveva bisogno di stoppare questa scia assolutamente negativa. Perdere non è mai bello e farlo in maniera così lunga diventa ancora più pesante e difficile da digerire. Giampaolo ha avuto la possibilità di recuperare giocatori importanti come Gaspar o Banda”

Gaspar tra l’altro si era infortunato proprio nella partita di andata contro la Roma allo stadio Olimpico. 

“Si è vero, è stato sfortunato. Ovviamente è solo una coincidenza quella che torni in campo proprio contro la Roma ma sono contento per lui, perché è un giocatore forte e importante per il Lecce. In nazionale, con la sua Angola ha fatto anche una buona partita contro il Capo Verde e ha avuto un giusto minutaggio. Contro la Roma credo che sarà in campo visto che è un titolare inamovibile”

Con l’assenza forzata di Dybala, può essere arrivato il definitivo momento di Soulé? Oppure credi che Ranieri possa avere in mente anche altre soluzioni?

“La fortuna della Roma è che ha dei giocatori che possono sostituire alla grande Dybala sia per ruolo che per adattamento. Sto parlando di Baldanzi, Soulé, Saelemaekers, Pellegrini: chiaramente Dybala è il giocatore più forte della Roma e uno dei più forti in Italia, però credo si possa sopperire alla sua mancanza con dei giocatori che comunque, quando sono stati chiamati in causa, hanno dimostrato di poter giocare ad occhi chiusi nella Roma. 

Penso che la soluzione ideale il mister la troverà, vedrà gli allenamenti di questa settimana e alla fine deciderà, comunque gli uomini sono quelli, a meno che non decida di giocare con due punte, e allora le cose potrebbero cambiare: Ranieri è sempre pieno di sorprese magari potrebbe inventare qualcosa anche questa volta”. 

Ranieri ha dato una nuova vita alla Roma impiegando dei giocatori in precedenza inutilizzati con Juric, perché andare alla ricerca di un altro allenatore quando lo hai già in casa?

“Già la pensavo così sei mesi fa quando se ne parlava e lui diceva che sarebbe stato l’ultimo anno. Io pensavo dentro di me che non si può pensare ad un allenatore quando mancano sei mesi alla fine del campionato e soprattutto quando hai già Claudio Ranieri. Lui è un signor allenatore e lo ha dimostrato sia a Roma che da altre parti: sono dell’idea che trovare un altro allenatore non è facile, si può fare ma deve avere quell’empatia e quell’alchimia con i giocatori che fino a questo momento è stata la forza di Ranieri. I giocatori erano forti e prima e sono forti adesso: avrebbero potuto avere lo stesso comportamento con Juric ma evidentemente non gli è scattata quella scintilla. La stessa cosa è successa in maniera identica anche alla Juventus con Motta. Credo che la figura dell’allenatore, al di là del lato tecnico, debba essere soprattutto umana ed empatica, deve entrare in armonia, in sintonia con il gruppo e con i giocatori: se riesci ad abbinare tutto, ciò un giocatore che ha dato cinque poi da dieci… se una dava otto poi da nove e così via… è questa la differenza tra un allenatore normale e uno che ha questa caratteristica”.

In una piazza come Roma può influire il connubio allenatore-tifoseria? 

“Credo sia fondamentale. Con Ranieri è amore, si vede. Non parlo di tecnica, si vede che è una persona che ama questa squadra, questi colori, questo pubblico. Il tifoso questa cosa la percepisce, quando trovi degli allenatori finti te ne accorgi subito, mentre Ranieri non è quello. È un grande allenatore e un grande tifoso della Roma”

Ti è capitato da giocatore, da dirigente o anche da tifoso di incontrare allenatori “finti”?

“Certo, anche da giocatore, ma è normale che possa succedere: è come quando entri nello spogliatoio, non puoi stare simpatico a tutti. Anch’io avevo persone che non mi sopportavano o viceversa, fa parte della natura. 

Quando mi è successo comunque, mi sono sempre comportato da professionista, ho continuato a fare il mio e chiudevo lì la situazione. 

È successo a me, ma succede alla maggior parte dei giocatori”.

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