Gli Asterischi del 18 marzo 2025

di Giorgio Martino
ANCORA IN CORSA – Anche se ancora in ritardo di 2 punti rispetto all’anno scorso, le vittorie su Empoli e Cagliari hanno dato un piccolo premio all’inseguimento che ha portato la Roma al settimo posto, cioè in zona europea. Non c’era mai stata in questo campionato ed è la prima conquista concreta. A nove giornate dalla fine gli stimoli aumentano con la consapevolezza che si può veramente ottenere qualcosa di valido, anche perché il calendario riserva alla Roma una nutrita serie di scontri diretti, per cui sarà fondamentale continuare a lottare fino in fondo con le stesse determinazione e concentrazione.
SONO TRE PAROLE – Determinazione, concentrazione e consapevolezza, tre parole citate nell’asterisco precedente che esprimono la forza tecnica e morale della Roma di Ranieri che ha trasformato un gruppo di calciatori, più o meno bravi, in una squadra vera indipendentemente dalle qualità individuali. Tutti, i più bravi e i meno bravi, si sono messi a disposizione del bene comune. Ad Empoli hanno giocato non solo le seconde linee, ma addirittura le terze in base al minutaggio e alla frequenza di impiego. I nove cambi hanno ampliato ad oltre 20 la rosa coinvolta in questo finale di stagione. Insieme a certi limiti evidenziati dalle troppe palle-gol sciupate che hanno fatto rischiare la beffa fino all’ultimo minuto, sono stati confortanti l’impegno e la buona applicazione di tutti in generale.
CAMBIA LO SCENARIO – Ora, però, l’uscita dall’Europa League cambia lo scenario di queste ultime nove gare di campionato perché, purtroppo, non sarà più necessario un così ampio utilizzo della rosa senza gli impegni europei infrasettimanali. E’ molto probabile che Ranieri individui una formazione-base di grande affidabilità pur modificabile anche tatticamente a seconda delle circostanze con i cinque cambi, per cui, alla fine, sarà necessario quasi tutto l’organico.
COME SCHAFFER – Come diceva il buon Alfred Schaffer, allenatore del primo scudetto, basta un portiere che para e un centravanti che segna. Lui si riferiva a Masetti ed Amadei, contro il Cagliari a dare la vittoria alla Roma sono state le parate di Svilar e la rete di Dovbik.
LA COINCIDENZA – La partita col Cagliari si è giocata proprio il 16 marzo, anniversario della scomparsa di Giuliano Taccola avvenuta negli spogliatoi dell’Amsicora dopo un Cagliari- Roma del ’69. Un tragico evento mai del tutto chiarito che ha aggiunto mistero al dolore. Giuliano era un gran bravo ragazzo, un po’ intimidito dalla grande città che si stava ambientando a vivere nella Capitale. Ed era un ottimo centravanti con uno spiccato senso del gol. Perdemmo un caro amico e un grande calciatore.
FINE CORSA – Quando nel 1949 l’ingegnere americano Edward Aloysius Murphy formulò la sua ironica filosofia di vita basata sul presupposto che gli imprevisti negativi avvengano sempre nel peggior momento possibile, meglio nota come “legge di Murphy”, non sapeva niente della Roma calcio, ma ne predisse l’eliminazione dall’Europa League: dall’errore tecnico del più esperto giallorosso alla più severa e affrettata decisione di un arbitro generalmente oculato come Turpin, dall’inferiorità numerica dopo appena 12 minuti al gol subìto all’ultimo minuto di recupero del primo tempo. Troppe mazzate da sopportare tutte insieme. Perché Murphy diceva che se c’è una sia pur minima possibilità che un fatto negativo accada, allora accade.
IL SENNO DI POI – Il maggior rimpianto è aver visto troppo poco in campo Saelmaekers ed El Shaarawy due calciatori che ci sembrano assai idonei a questo tipo di partite per il loro passato. Ma in teoria lo era anche Hummels per cui il rimpianto diventerebbe un inutile “senno di poi”.
GLI ERRORI – Se è imperdonabile il doppio errore di Hummels, nel passaggio e nel fallo intempestivo a 50 metri dalla porta, ma è perfino più imperdonabile l’errore di squadra per non aver lasciato nessuno in copertura mentre Hummels e Mancini avanzavano quasi in tandem. Non può essere ammissibile che dopo soli 11 minuti, con una situazione di vantaggio per la vittoria dell’andata, giocando fuori casa in un ambiente caldissimo e ostile come previsto, vadano tutti all’attacco senza lasciare nessuno di guardia se non altro per evitare che un’eventuale perdita di palla, come è puntualmente e sciaguratamente avvenuto, creasse la situazione da ultimo uomo. Con una semplice ammonizione poteva passare la paura. Infine ha sbagliato Turpin sia perché la dinamica dell’intervento era diretta a colpire il pallone, sia perché la distanza dalla porta era enorme per cui non c’erano tutti i parametri necessari per l’espulsione. Ma ormai la cattiva predisposizione degli arbitri Uefa dobbiamo darla per scontata.
PICCOLI MOSTRI CRESCONO – A proposito di arbitri: domenica mattina al Tre Fontane per il Campionato Primavera c’è stato un arbitraggio indecoroso di un certo Andeng di Cuneo per Roma-Milan. Da rabbrividire il 2-1 del Milan segnato con un colossale fallo sul difensore romanista, ma tutta la condotta è stata censurabile come se fosse prevenuto. Ripensandoci, forse, lo era proprio.
C’E’ O NON C’E’? – L’annuncio anticipato del rinnovo per un anno, fino al ’26, del contratto di Leandro Paredes, ha provocato un diluvio di sensazioni contrastanti: da una parte un’ondata di entusiasmo per la conferma di un ottimo calciatore, dall’altra una marea di perplessità per la presenza di una clausola che consentirebbe al Boca Jr di riprendersi il “suo” Paredes pagando 3 milioni e mezzo. In Argentina confermano, a Trigoria smentiscono. Eppure la faccenda sarebbe semplice: la clausola c’è o non c’è?
LA CATTIVA AMMINISTRAZIONE – Solo la risoluta presa di posizione di Ranieri a fine mercato invernale aveva rivelato che la Roma era sotto controllo Uefa per non aver mai rispettato l’accordo privato perché le spese avevano sempre superato le entrate per una cattiva gestione di pessimi amministratori. Ogni tanto emergono particolari: Hermoso preso in fretta e furia da svincolato dopo la fine del mercato estivo, ha avuto un contratto da 8 milioni l’anno. Andato in prestito al Bayer Leverkusen si è pure infortunato seriamente per cui non sarà riscattato e, con un contratto così oneroso, difficilmente troverà un altro acquirente e continuerà a gravare sul bilancio della Roma.
EVERTON SENZA CORNA – L’Everton, società inglese del Gruppo Friedkin, ha annunciato il nuovo amministratore delegato, Kinnear, che ha un nome particolare: Angus, come la pregiatissima carne della razza bovina di origine scozzese, l’Aberdeen Angus che si distingue, oltre che per la bontà della carne, perché quei bovini sono senza corna. Però Angus Kinnear è uno dei principali dirigenti del calcio inglese e porta con sé una grande esperienza in materia. Questo vuol dire che in Inghilterra Friedkin avrebbe scelto un uomo giusto al posto giusto. Aspettiamo con fiducia che faccia la stessa cosa a Roma, con o senza corna.
DAJE DE TACCO – E de tacchetti. Singolare arrabbiatura di Ranieri per le goffe scivolate di Dovbik contro il Bilbao con clamorosi gol sciupati. Pare che la colpa sia della scelta di scarpe con tacchettatura diversa dal solito e inadeguata. Tra maglie orrendamente antistoriche e scarpe sbagliate, i fornitori di materiale tecnico vanno pesantemente sotto accusa. Però nessuno si lamenta finché ci mettono i soldi.
BANDIERE E COLORI – Suggestivo spettacolo all’Olimpico con la marea di bandiere sventolate. Ovviamente giallorosse. Non bianche o verdi o blu o arancioni. Quando nel 1927 si sentì l’esigenza di contrapporre una nuova realtà calcistica nella Capitale da contrapporre agli squadroni del nord che la facevano da padroni, fu fondata la prima, e unica, Società che portava il nome e i colori di Roma. Il giallorosso non è solo il colore della storia e della tradizione: è il colore dell’appartenenza. Tutto il resto è inaccettabile.
MA CHE DIAMO I NUMERI? – Quando Soulé ad Empoli ha segnato dopo 22” si è scatenata la caccia alla statistica e al record. Prima hanno tirato in ballo Totti, poi Delvecchio che in un Roma-Venezia del ‘98 avrebbe segnato dopo 14”. Il condizionale è d’obbligo perché altri giornali d’epoca riportano altri numeri: il Corriere della Sera scrisse 30”, un altro 40”. Le cronache riportano un’azione in tandem Totti-Tommasi, un errore del difensore Pavan di cui Delvecchio fu bravo ad approfittare. Qualcuno ha scritto che la Roma vinse 3-0 ma in realtà fu 2-0 con doppietta di Delvecchio in 14’ (per i numerologi c’è un ricorrente 14) che segnò 18 gol quell’anno. Era la terza giornata, la Roma sarebbe arrivata quinta, a fine stagione Zeman avrebbe lasciato la panchina a Capello.
TIRO DA TRE – Per restare alle considerazioni statistiche c’è da sottolineare che, dopo Parma-Roma, quella di Empoli è stata la seconda vittoria consecutiva in trasferta, sempre per 1-0, risolta da un sinistro magico di Matias Soulé come il tiro da tre del basket. Al di là dei record, questi sono i numeri che riflettono gli aspetti tecnici: fino a un paio di mesi fa c’era il rischio di disperdere un patrimonio tecnico ed economico come il giovane argentino. C’era chi lo avrebbe voluto mandare in prestito o, peggio ancora, svendere da qualche parte. Per fortuna Ranieri ha fatto di testa sua e oggi la Roma si ritrova con un capitale notevole avendo salvaguardato Dybala e Soulé e valorizzato Baldanzi e Pisilli. Non si finirà mai di ringraziare Ranieri. NB Entra con merito in questo asterisco anche Dovbik per la sua girata in area che risolve il difficilissimo match col Cagliari. Un tiro, tre punti.
TERZINI ED ESTERNI – In principio fu Facchetti: il terzino sinistro dell’Inter di Herrera e della Nazionale dalle spiccate propensioni offensive (fece ben 75 gol in carriera), creò la figura del “terzino fluidificante”. Proprio dall’Inter la Roma, che negli Anni 30 sfoggiò la coppia di terzini campioni del mondo Monzeglio-Allemandi, prese il giovane trevigiano Paolo Sirena che studiava da avvocato e faceva gol. Poi, dopo il grande rimpianto di quello che avrebbero potuto fare gli sfortunati Rocca e Peccenini, Liedholm allestì la squadra del secondo scudetto con il grande Aldo Maldera a sinistra e lo spostamento del mancino Nela a destra, uno dei primi esempi di inversione di piede. Per il terzo scudetto Capello trasformò i terzini di Zeman della difesa a 4 Cafù e Candela (di piede destro sulla fascia sinistra), in esterni larghi con la difesa a 3 imperniata su Samuel. Poi ci furono ottimi terzini-esterni come Cassetti e Tonetto, il norvegese Riise innamoratissimo di Roma e della Roma, un gran professionista come Kolarov, il prodotto del vivaio Florenzi regalato al Milan, Zappacosta colpevolmente e prematuramente lasciato andar via, Spinazzola ugualmente ritenuto finito prima del tempo, mentre si erano consumati fallimenti a raffica, da Karsdorp a Kristensen, da Maidland Niles a Reynolds, da Santon a Vina. Mourinho, che aveva intuito il potenziale di Calafiori ugualmente ceduto a quattro soldi senza garantirsi il diritto di riacquisto suggerito a Tiago Pinto, aveva letteralmente inventato come esterni Zalewski ed El Shaarawy. Oggi il miglior interprete del ruolo è Saelmaekers completo nelle fasi di difesa e attacco, abile sia nell’assist che nel gol. Sembrano buone le prospettive di Rensch. La cura Ranieri ha rivitalizzato sia Celik a destra che Angelino a sinistra, meno capace in marcatura ma abile a farsi trovare libero nell’area avversaria per battere a rete, anche se ancora carente nei cross che raramente sono assist. Tuttavia sembra di godere di buona stampa perché riceva spesso voti troppo generosi.
NON SI FANNO PIU’ BAMBINI – A parte l’anomalia di Sangaré in età da Primavera ma perennemente aggregato alla prima squadra in cui, peraltro, non ha mai giocato, quest’anno non ci sono calciatori del settore giovanile che si allenano e si uniscono ai “grandi”. La bella epoca dei “bambini” di Mourinho visionati, aggregati e lanciati in serie A è finita. Il vivaio, trascurato da una dirigenza incompetente, non può più alimentare la prima squadra come vorrebbe la sua funzione primaria e come per decenni è sempre avvenuto. Nonostante il buon lavoro di Falsini che ha allestito una squadra competitiva per il Campionato Primavera, non ci sono elementi già pronti per il salto di qualità e, inoltre, la loro posizione contrattuale è sfuggita di mano. L’esempio più vistoso è il portiere italo-brasiliano Roberto Marin che è separato in casa avendo già firmato per il Paris Saint Germain.
CE PIOVE A ROMA? – Ce fanno certi goccioloni … È uno di quei cosiddetti proverbi meteorologici, un po’ ingenuo che si sentiva a Roma nel secolo scorso per prendere in giro quelli che arrivavano da fuori nella Capitale. È tornato alla memoria quando qualche solerte immobiliarista, in appoggio alla programmazione preannunciata dai piani alti del Campidoglio, aveva spiegato che era stata l’insistente pioggia di gennaio a far sospendere gli scavi archeologici necessari. Devono esser caduti tanti goccioloni perché alla vigilia dell’entrata della primavera, l’assessore all’urbanistica Veloccia ha detto che c’è una richiesta di permessi per far ripartire i sondaggi archeologici. Aspettando che spiova come diceva il grande romanista Renato Rascel nella commedia di Garinei e Giovannini Il giorno della tartaruga.